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Mons Cum Patribus

Sulla cima del Monte dove è situato il centro storico di Monte Compatri anticamente era situata la città di Labicum, una delle  30 appartenenti alla Federazione Latina. I Labici erano conosciuti dai Romani come “il popolo armato con scudi dipinti” (picta scuta Labici). Roma, nel 418 a.c., assediò e conquistò Labicum. Inviò, quindi, 1500 legionari veterani a cui furono distribuite le terre alle pendici del Monte. Questi si fusero con i Labici  superstiti e costruirono a valle (ad planitiem) la nuova città, collegata a Roma con la  via Labicana, che prese il nome di Labicum Quintanensis. Sulla cima del Monte i Romani ricostruirono una fortezza militare in quanto da quella posizione potevano  controllare Palestrina, Gabii, Tivoli, l’intera città di Roma e la campagna romana fino al mare. Nel 390 a.C. Brenno, re dei Galli, sconfisse i Romani e saccheggiò Roma. I Padri Senatori (Patres) più anziani aspettarono il nemico e la morte seduti nel Senato e convinsero gli altri a fuggire. Questi si rifugiarono sulla fortezza, sicura e ormai amica, situata sulla cima dell’antica Labicum. Quando i Galli furono respinti e sconfitti, i Padri Senatori poterono tornare a Roma assicurando così la continuità della Repubblica. Quel Monte, da allora, divenne per i Romani “Mons cum Patribus (Senatoribus)”. I Senatori, successivamente, nei momenti di pericolo per la città di Roma o quando dovevano deliberare su argomenti molto importanti, tornarono molte volte al loro Monte (ad Montem cum Patribus), al sicuro dai pericoli e dalle congiure. Labico Quintanense, invece, ebbe alterne vicende fino a quando nel IX secolo d.c. fu distrutta dai Saraceni. I superstiti si rifugiarono al sicuro sul Monte e tornarono ad insediarsi nel luogo dei loro padri. Ancora chiamavano quel luogo col nome, ormai volgarizzato, di “Castrum Montis Compatris”.

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